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Il territorio non è una scenografia

Carolina de Jong
14 ago
Tempo di lettura: 2 min

Ci sono parole che nel turismo utilizziamo così tanto da rischiare, a volte, di dimenticarne il significato.


Territorio è una di queste.


Raccontiamo strutture immerse nel territorio, esperienze legate al territorio, cucine che celebrano il territorio. Lo scriviamo nei siti, nelle brochure, nelle presentazioni.

Ma cosa significa davvero appartenere a un luogo?


Perché mettere una ceramica locale in una camera, servire un prodotto tipico a colazione o consigliare il borgo più vicino non basta, secondo me, a creare un legame.


Il territorio non è qualcosa da aggiungere a un progetto quando tutto il resto è già stato deciso.

E soprattutto, non è una scenografia.

È fatto di persone.

Di chi apre il bar la mattina presto.Di chi coltiva, cucina, produce, restaura, racconta. Di famiglie che abitano quei luoghi da generazioni e di altre che hanno scelto di arrivarci e costruire qualcosa.

È fatto anche di imperfezioni, distanze, stagioni, silenzi e ritmi che non sempre coincidono con quello che immaginiamo debba desiderare un viaggiatore.


Ed è proprio qui, forse, che nasce la parte più interessante.

Perché lavorare con un territorio non dovrebbe significare renderlo più simile alle aspettative di chi arriva.

Dovrebbe significare trovare il modo giusto per permettere a chi arriva di comprenderlo.


Negli ultimi anni abbiamo parlato moltissimo di esperienze.

Vogliamo far incontrare il produttore, entrare nella cucina, visitare il laboratorio dell'artigiano, conoscere la famiglia dietro a un'azienda.


Ed è bellissimo.


Ma credo esista una linea sottile tra raccontare un luogo e metterlo in scena.


Quando ogni gesto deve diventare un'esperienza, ogni tradizione un prodotto e ogni persona un personaggio, rischiamo di perdere proprio ciò che stavamo cercando di valorizzare.

La spontaneità.


Forse la vera sfida dell'ospitalità oggi non è inventare continuamente qualcosa di nuovo.

È imparare a guardare meglio quello che esiste già.


Creare relazioni prima ancora che collaborazioni. Chiedere prima di raccontare.Ascoltare prima di costruire.


E avere anche il coraggio, qualche volta, di non trasformare tutto in qualcosa da vendere.


Perché un territorio non esiste per completare il racconto di un hotel.

È l'hotel, semmai, che dovrebbe trovare il proprio modo di entrare nel racconto di quel territorio.


Con rispetto. Con curiosità. E possibilmente, senza fare troppo rumore.


 
 
 

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